Le Reliquie di San Giovanni Vincenzo

La storia
L’arrivo delle reliquie nella chiesa di Sant’ambrogio di Torino è da collocarsi intorno alla metà del XII secolo. Tutto parte dalla decisione di far trasferire i resti mortali di San Giovanni Vincenzo da Celle, in cui aveva passato gran parte della sua vita da eremita nella cappella ora a lui dedicata, a Sant’Ambrogio. Tale decisione viene presa dall’abate della Sacra di San Michele con l’intenzione di ‘sposotare’ i flussi di pellegrini che andavano a Celle, verso le pendici del monte Pirchiriano e, quindi, in direzione dell’allora denominata Abbazia di San Michele della Chiusa.

E’ qui, che secondo la leggenda, diventa protagonista l’asino che trasportava le sacre spoglie del santo, perché giunto in prossimità della chiesa di Sant’Ambrogio, non volle più proseguire; questo fatto venne interpretato come la volontà del santo di essere deposto proprio nella chiesa di Sant’Ambrogio (episodio ricordato anche nella vetrata sopra l’altare all’interno della chiesa). Da qui anche la nascita della società Abbadia che ebbe come obiettivo primario la difesa e la protezione delle reliquie del santo contro gli abitanti di Celle che volevano reimpadronirsene.

Il corpo del santo ed un’epigrafe vennero collocati sotto l’altare ed a partire dal XII secolo crebbero immediatamente le esigenze pastorali degli abitanti del borgo formatosi intorno al complesso monastico ed alla chiesa di S. Ambrogio che conteneva le reliquie di san Giovanni Vincenzo. Ciò indusse ad ampliare la chiesa con il raddoppio della navata laterale nord, la costruzione di un grande campanile e la creazione di un nuovo e profondo coro.

L’abside del XII secolo è poi riaffiorata ed è risultata occupata da tombe quasi esclusivamente riservate ai bambini; questa particolarità farebbe pensare a una devozione popolare che poneva le anime dei piccoli defunti sotto la protezione delle venerate reliquie di san Giovanni Vincenzo, al quale fu attribuito dal suo biografo il miracolo della resurrezione di un bambino e che viene citato come titolare della chiesa nei documenti scritti a partire dal 1233.
Oggi Le reliquie di San Giovanni Vincenzo sono custodite in un prezioso reliquiario posto ai piedi dell’altare barocco della chiesa parrocchiale la cui imponente urna di bronzo e ottone dorato che le custodisce fu donata dall’Amministrazione comunale di Sant’Ambrogio il 21 novembre 1836.

Diatriba tra paesi
A Sant’Ambrogio si festeggia il Santo Patrono il 21 novembre perché la si considera la data della morte di Giovanni Vincenzo, mentre il 12 gennaio si festeggia la traslazione delle reliquie da Celle alla chiesa santambrogese in quanto si considera la data in cui avvenne l’episodio leggendario dell’asino.

Nel paese di Celle, invece, si considerano le date inverse: il “dies natalis”,  cioè la morte del santo si celebra il 12 gennaio mentre si celebra la traslazione delle reliquie il 21 novembre.

Tale divergenza nasce dal fatto che nel testo “Vita S. Joannis aechiepiscopi ravennatis ecclesiae”, documento tardomedievale che racconta la vita, le opere e i miracoli di San Giovanni Vincenzo, si riporta quale data della sua morte il 21 novembre ma, nella lapide che si trovava nella chiesa romanica di Sant’Ambrogio, la data della morte era il “pridie idus Iani”, cioè il 12 gennaio.

A questa divergenza si è tentato di porre rimedio, in tempi recenti, con l’organizzazione di convegni ed anche con una solenne concelebrazione, avvenuta nell’anno 2000 e voluta dai parroci dei rispettivi paesi con la finalità di una riconciliazione nel nome della comune devozione per il santo.

La conclusione fu che si comprese che la tradizione sarebbe rimasta viva nelle due comunità e che le due celebrazioni della morte, il “dies natalis”, e la traslazione delle reliquie, sarebbero continuate ad essere celebrate con viva devozione e partecipazione.

E ad oggi è ancora così per entrambe le comunità!


Eliseo morì e lo seppellirono. Nell’anno successivo alcune bande di Moab penetrarono nella terra.
Mentre seppellivano un uomo, alcuni, visto un gruppo di razziatori, gettarono quell’uomo sul sepolcro di Eliseo e se ne andarono. L’uomo, venuto a contatto con le ossa di Eliseo, riacquistò la vita e si alzò sui suoi piedi.
(2 Re 13, 20-21)

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