L’iconografia sacra è l’insieme di regole, simboli e tradizioni usati nell’arte religiosa per rappresentare figure divine, santi ed episodi biblici.
L’icona non va considerato come un semplice dipinto bensì come una “Parola di Dio dipinta”.
L’artista segue un percorso di fede e preghiera e con il suo lavoro genera l’immagine di ciò che il Cristianesimo propone spingendo alla meditazione e alla preghiera chi si sofferma di fronte all’icona che viene poi benedetta diventando così un oggetto sacro.
L’artista Tiziana Pieruz è maestra nella realizzazione delle icone d’arte, è cresciuta artisticamente e tecnicamente seguendo diversi maestri, sia per la pittura che per la doratura, partecipando a corsi di approfondimento presso il laboratorio del maestro Gianluca Busi di Bologna e il Monastero Cistercense di Pra’d Mil.
Le sue icone sono realizzate con l’utilizzo esclusivo di materiali naturali, le tavole in legno di tiglio telato e gessato sono dipinte con tecnica a secco e con colori naturali emulsionati all’uovo e la doratura al bolo è con oro zecchino.
E i parrocchiani sono fieri ed orgogliosi di poter godere dell’esposizione permanente al suo interno nella Chiesa San Giovanni Vincenzo ben 6 icone con rappresentazioni diverse.
Pentecoste
Questa icona raffigura la Pentecoste, il momento evangelico in cui lo Spirito Santo discende su Maria e sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo.
Lo Spirito Santo e le lingue di fuoco: Nella cima dell’icona, all’interno del disco solare, compare la colomba dello Spirito Santo. Da essa si diramano raggi luminosi che culminano nelle fiammelle poste sopra ogni aureola, simbolo del battesimo di fuoco e dei doni spirituali concessi a ciascuno.
La Vergine Maria (MP ΘΥ): Al centro siede la Vergine, affiancata dalle sigle greche MP ΘΥ (Mētēr Theou, Madre di Dio). In questa tradizione iconografica, la sua presenza centrale incarna la Chiesa nascente, madre e punto di convergenza della comunità.
Il collegio degli Apostoli: Disposti a semicerchio (emiciclo), i discepoli sono raffigurati in atteggiamento di dialogo e ascolto. Nei mantelli cromaticamente vivaci tengono tra le mani dei rotoli, simbolo della dottrina e del mandato di predicare il Vangelo a tutte le nazioni.
Le architetture e lo sfondo dorato: Gli edifici ai lati delineano lo spazio del Cenacolo di Gerusalemme. Lo sfondo dorato piatto annulla la prospettiva terrena per immergere la scena nella luce increata e nella dimensione eterna del Regno di Dio. La disposizione geometrica ed equilibrata dei personaggi comunica visivamente l’ordine e l’armonia che lo Spirito porta sul gruppo.
Battesimo del Signore
Questa icona raffigura il Battesimo di Gesù nel Giordano, evento chiamato Teofania (manifestazione di Dio) nella tradizione orientale, poiché vi si rivela visibilmente la Santissima Trinità.
Cristo al centro e il simbolo dell’acqua: Gesù è immerso nelle acque del Giordano, raffigurate quasi come una cavità scura o una tomba liquida. Con la sua immersione, Cristo purifica e santifica il creato, prefigurando la sua futura discesa agli inferi e la risurrezione.
La Teofania Trinitaria (in alto): Dal semicerchio celestiale con le stelle (simbolo dei cieli aperti) scende un raggio di luce tripartito contenente la colomba dello Spirito Santo. La voce del Padre risuona dal cielo, mentre il Figlio si sottopone al battesimo.
San Giovanni Battista (a sinistra): Il Precursore, vestito con la tunica di peli di cammello e il mantello, tende la mano sulla testa di Cristo con reverenza. Ai piedi della montagna si nota un piccolo albero con una scure posata alle radici, simbolo del suo monito evangelico alla conversione (“Già la scure è posta alla radice degli alberi”, Mt 3,10).
Gli Angeli con le mani velate (a destra): I tre angeli si inchinano in atteggiamento di adorazione liturgica. Le loro mani sono coperte dai mantelli in segno di rispetto sacro, pronte ad accogliere il Signore quando uscirà dall’acqua.
Le figure allegoriche nel fiume (in basso): Nel fondale del fiume si scorgono piccole figure umane e creature marine. Sono la personificazione del Giordano e del mare che ritraggono il loro corso davanti alla presenza divina, compiendo la profezia del Salmo 114 (“Il mare vide e fuggì, il Giordano si voltò indietro”).
Cristo Pantocratore
Questa icona raffigura Cristo Pantocratore (o Maestro), rappresentato come guida spirituale e fonte di consolazione per l’umanità.
Il libro aperto e la Scrittura: Gesù sostiene il Vangelo aperto con la trascrizione in italiano del passo di Matteo (Mt 11,28): «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro».
Il gesto di benedizione: La mano destra è levata nell’atto di benedire. La disposizione delle dita compone visivamente il monogramma del nome di Cristo in greco (IC XC).
L’aureola cruciforme (ὁ ὤν): Dentro l’aureola dorata è incisa la croce con le lettere greche ὁ ὤν (Ho Ōn), che significano “Colui che è” (il nome di Dio rivelato a Mosè). In alto ai lati compaiono le sigle IC XC (Iesous Christos).
Il simbolismo dei vestiti: Indossa la tunica rossa (simbolo della divinità) avvolta dal mantello blu (simbolo dell’umanità di cui si è rivestito). La striscia dorata sulla spalla (clavus) richiama la sua autorità regale e sacerdotale.
Lo sfondo dorato finemente inciso: Decorato con motivi geometrici e floreali sbalzati nell’oro, lo sfondo rappresenta la luce increata del Regno di Dio e l’assenza di tempo terreno.
Vergine Odigitria
Questa icona raffigura la Vergine Odigitria (dal greco “Colei che indica la via”), una delle rappresentazioni più celebri della Madre di Dio nella tradizione bizantina.
Il gesto della Vergine (L’Odigitria): Maria sostiene il Bambino e con la mano sinistra rivolta verso di Lui indica Gesù ai fedeli, presentandolo come la Via, la Verità e la Vita. Il suo sguardo non è fisso sul Figlio ma è rivolto all’osservatore, invitandolo alla contemplazione.
Cristo Emmanuel e il rotolo: Gesù non è dipinto come un neonato inerme, ma come l’Emmanuel (“Dio con noi”), raffigurato con tratti adulti e vestito con abiti regali arricchiti da striature dorate (assiste). Con la mano destra benedice e nella sinistra tiene il rotolo della Parola di Dio.
Le tre stelle sul maphorion: Sul velo di colore rosso scuro (maphorion) che copre la testa e le spalle di Maria compaiono delle piccole stelle a forma di croce. Simboleggiano la sua perpetua verginità (prima, durante e dopo il parto).
Le iscrizioni sacre: Ai lati della Vergine si trovano le lettere MP ΘΥ (Mētēr Theou, Madre di Dio). Vicino a Gesù compare la sigla IC XC (Iesous Christos), mentre dentro la sua aureola cruciforme è incisa la formula ὁ ὤν (Colui che è).
L’aureola punzonata: Le aureole e la cornice dorata presentano una raffinata lavorazione a sbalzo con motivi geometrici a rilievo che riflettono la luce, simboleggiando la dimensione divina e atemporale dell’evento spirituale.
San Giovanni Vincenzo
Questa icona raffigura San Giovanni Vincenzo, vescovo ed eremita del X secolo, fondatore della celebre Sacra di San Michele e patrono del comune di Sant’Ambrogio di Torino.
L’abbandono delle cariche (in basso): A terra sono adagiati la mitra vescovile, il bastone pastorale e il libro sacro. Questo gesto simboleggia la sua decisione storica di rinunciare all’alta carica di arcivescovo per ritirarsi a vita contemplativa e penitenziaria.
La Sacra di San Michele (in alto a sinistra): Sullo sfondo roccioso si erge l’imponente abbazia della Sacra di San Michele sul monte Pirchiriano (in Val di Susa), la cui fondazione è legata alla tradizione e alla vita del santo.
La grotta e la croce di legno (a destra): La caverna scavata nella parete e la spoglia croce piantata a terra rappresentano l’eremo del monte Caprasio (presso Celle di Caprie), luogo di solitudine e continua orazione.
L’atteggiamento di preghiera: Il santo è ritratto in ginocchio e a mani giunte davanti alla croce. Indossa la veste rossa con la cotta di pizzo e la stola, a testimonianza del suo sacerdozio vissuto fino alla fine nella dimensione eremitica.
Beato Edoardo Giuseppe Rosaz
Questa icona raffigura il Beato Edoardo Giuseppe Rosaz (1830–1903), vescovo di Susa e fondatore delle Suore Francescane Missionarie di Susa.
Gli abiti e le insegne episcopali: Indossa l’abito talare episcopale con fascia e rifiniture paonazze, la croce pettorale e la berretta vescovile. L’aureola dorata circonda il capo a testimonianza della sua santità.
Il libro e la mano benedicente: La mano destra è levata nel gesto della benedizione e dell’insegnamento pastorale, mentre con la sinistra sostiene il Vangelo, guida della sua vita e della sua opera caritativa.
La Cattedrale di San Giusto (a destra): Il campanile romanico raffigura la Cattedrale di Susa, sede della diocesi che monsignor Rosaz guidò con dedizione per oltre vent’anni.
Le Alpi della Val di Susa (a sinistra): Il profilo delle montagne evoca il territorio valsusino, scenario del suo costante servizio a favore dei poveri, degli orfani e delle famiglie della valle.
Esposizione di Icone Sacre
Le immagini delle opere sono di Tiziana Pieruz, iconografa di Sant’Ambrogio di Torino
